venerdì 11 dicembre 2009
Intervista all'onorevole Paolo Guzzanti.
Intervista all’Onorevole Paolo Guzzanti, firma di Panorama, ex Vicedirettore del Giornale e parlamentare del Partito Liberale Italiano.
Onorevole Paolo Guzzanti, la comunicazione politica verso i giovani in questi ultimi anni sembra avere un incedere assai lento e faticoso. Come la politica può avvicinare i giovani e porre fine a questo clima di sfiducia?
Bisogna fare sognare i giovani e non solo loro. La politica moderna dimostra che i programmi, i tomi, gli innumerevoli punti sono quasi inutili per coinvolgere i giovani. Se guardiamo alle campagne elettorali di Kennedy, Regan o Obama dimostrano che chi assume un atteggiamento comunicativo soprattutto verso i giovani ed è in grado di dare prospetto di un futuro e di una società costruita in modo diverso riesce a vincere le elezioni e ad avvicinare le persone alla politica. Ai giovani vanno offerti i semi del futuro del Paese, perché loro stessi lo andranno poi a costruire. Quindi direi meno comunicazione sindacale, strutturale ed economica e più sogni e valori trasmessi tramite i messaggi della politica. Lo “Yes we can” di Obama è l’emblema di un messaggio vincente costituito proprio di valori e sogni.
C’è una carenza di formazione politica da parte dei partiti verso i giovani? Non sarebbe necessaria una maggiore responsabilità dei partiti per quanto riguarda la formazione delle proprie future classi dirigenti?
La formazione politica è un’idea quasi mitica. La facevano i vecchi partiti della Prima Repubblica. Vanno cercati giovani motivati. Lo dimostrano le campagne elettorali di Obama e di Sarkozy. Se il leader è capace di far sognare e accendere le pulsioni e le passioni naturalmente i giovani lo seguiranno. Poi chiaramente le possibilità di affermazione in politica si ampliano per i giovani con alla base una solida preparazione culturale. E’ necessario inoltre guardare ad una formazione dei giovani in maniera più moderna, più leggera, con Internet ad esempio. In ogni caso la formazione è imprescindibile. Se un partito non pensa al futuro e ai giovani è un partito morto.
Capitolo libertà di informazione. Cito una celebre frase di Leo Longanesi: “Non è la libertà a mancare, mancano gli uomini liberi.” Data la sua grande esperienza come giornalista crede che in Italia esista maggiormente un problema legato alla libertà di informazione o alla carenza di deontologia professionale dei giornalisti?
In Italia mancano le condizioni di base per un giornalismo serio. Vige un problema storico. In Italia nulla è neutrale, indipendente o completo. Bisogna comprare e leggere una mazzetta di quotidiani per capire quello che un americano, un inglese o un francese riescono a comprendere leggendo un solo giornale. In Italia è stato sputtanato e declassificato il concetto di verità. La verità esiste. E’ il racconto aderente ai fatti, senza aggiungere né togliere o manipolare nulla. Questa è la verità. Non è un concetto ontologico. Nel nostro Paese purtroppo ognuno ha la sua verità. Quindi questa non viene più raccontata. Per un’informazione corretta bisogna ritrovare la ragion d’essere del giornalismo che è cercare attivamente, criticamente e raccontare.
Esteri: un pensiero sul Presidente americano Barack Obama. E’ solo un’icona positiva, carismatica, affascinante che simboleggia ed esprime la necessità di rinnovamento del mondo o effettivamente un reale innovatore, pragmatico e riformista dal punto di vista politico?
Obama è un uomo estremamente americano e quindi estremamente pratico. Egli parte dal semplice concetto dell’azzeramento del problema. Affronta i problemi e cerca soluzioni per risolverli senza guardare troppo al passato. Mette alla prova i fatti. Lo vediamo in politica estera con l’Iran o nell’ecologia. In questo campo ha promosso con ingenti stanziamenti la ricerca sulle fonti di energia alternative. La risposta alla crisi economica di Obama sta venendo dagli investimenti nella ricerca e nello sviluppo. In un’ottica di pensiero tipicamente americana che in particolar modo in Italia non si è mai affermata.
Scrivono David Hume: “Quando disegnate una costituzione partite dall’ipotesi che prenda il potere un mascalzone, non perché questo rivesta i caratteri della necessità, ma perché può accadere.” E Thomas Jefferson: “In questioni di potere smettiamola di parlare di fiducia negli uomini, ma impediamo loro di nuocere con le catene della costituzione.” E’ d’accordo con una visione antropologica così pessimistica nei confronti della natura umana? Pensa che la politica riesca realmente ad incanalare in un ordine giuridico le pulsioni umane negative?
La politica non deve avere l’ambizione di arginare le passioni umane. La politica deve creare le condizioni perché tutte le pulsioni costruttive trovino la loro strada e tutte le passioni distruttive siano contenute e rese innocue. In modo che siano promosse la meritocrazia, la libera iniziativa, la ricerca, lo sviluppo. Questo almeno in una visione liberale come quella del sottoscritto. Sono tuttavia d’accordo sul fatto che una buona costituzione debba bloccare qualsiasi processo che vada a ledere la libertà degli individui. L’art. 1 della Costituzione Italiana non dice nulla, in particolare la dicitura “fondata sul lavoro”. E se non lavoro? Per prima cosa voglio che la Costituzione garantisca la mia libertà e di conseguenza la mia responsabilità che da questa deriva. La Carta costituzionale deve incapsulare e rendere innocuo un possibile tiranno e le sue ambizioni. Ad esempio il nostro Presidente del Consiglio è un primus inter pares non è un Cancelliere o un Prime Minister . La nostra costituzione in questo senso è valida perché scritta in chiave antifascista e antitotalitaria.
Pubblicato su MadamaLouise di Dicembre
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