venerdì 11 dicembre 2009

Abbasso il viola, viva la politica.

Siano stati 90mila, 300mila o un milione di persone ieri non cambia nulla. Silvio Berlusconi ha vinto e vincerà ancora. C'è una certa parte della popolazione italiana che ancora non riesce a capire. Nonostante in 15 anni non ci si sia riusciti a liberare di lui non si è ancora capito che l'antiberlusconismo rafforza il berlusconismo. In una spirale che sembra non conoscere fine. Antipolitica vuol dire immobilismo. Siginifica protesta fine a se stessa. E' testimonianza della vittoria della politica del Presidente del Consiglio, testimonianza della perseguita e raggiunta personalizzazione della politica attuata dal Cavaliere. Tutto è ridotto alla mera e desolante dicotomia Si-B o No-B. In un modo o nell'altro si parla sempre di lui, indipendentemente che sia sogno, stima, adorazione, odio, rabbia o rancore. Sono il suo nome e la sua persona a dettare le regole della politica italiana. A far muovere il popolo in un verso o nell'altro contribuendo ad accrescere il suo già smisurato ego personale. Il No-B day evidenzia e acutizza le spaccature del Pd che nonostante l'elezione di Bersani sembra ancora un soggetto politico invertebrato. Il Partito Democratico partecipa al No-B day, il Partito Democratico si astiene dal No-B day. Partecipa il Presidente, ma si astiene il Segretario. Divisione e confusione è la percezione dell'elettore di centrosinistra. Non mi si dica che non è divisione ma democrazia interna. Se una parte del PD va in piazza con Di Pietro e i giornalisti di Anno Zero è netta spaccatura sul modo di intendere l'opposizione e non democrazia interna. Si alimenta inesorabilmente la sensazione che la classe dirigente del PD non sappia più che pesci prendere, che i programmi siano morti e le idee confuse. Immaginate un elettore moderato che legge di questo PD. Quanto meno vota per Casini alle prossime elezioni. Con la piazza non si cambiano i destini. In democrazia i destini si cambiano con i rappresentanti in Parlamento, con le riforme condivise, con i programmi, con i dibattiti parlamentari. Cosa resta del No-B day? Resta la confusione e non solo di cifre. Resta lo smarrimento di una politica che sopratutto a sinistra ha perso la sua identità e degenera in antipolitica. Tutti in piazza con le maschere della piovra per un pentito, un mafioso pluriomicida, che nei controinterrogatori si dimena tra un "non ricordo" ed un "non lo so". Si svolge mentre la polizia arresta i due boss Gaetano Fidanzati e Giovanni Nicchi, numero due di Cosa Nostra. Mentre viene inaugarata la tratta alta velocità Milano-Torino. E' il ritratto di un Paese paralizzato che ha messo in cima all'ordine del giorno le "necessità" processuali di un solo uomo e ha bloccato tutto il resto. Ed ancora una volta Berlusconi ha vinto e continuerà a farlo perchè, vada come vada, si parla solo di lui e delle sue vicende e mai di controproposta politica. Si protesta per o contro qualcuno e mai a favore o contro qualcosa. La maggioranza degli Italiani vuole sapere che ne sarà del proprio lavoro, della propria casa, della propria scuola e del proprio futuro. Se Berlusconi sbagliando non fornisce risposte per aggiustarsi i processi dall'altra parte allo stesso modo è il vuoto. Si leva solo l'eco Berlusconi ladro, Berlusconi colpevole, Berlusconi mafioso. Stop. E' quasi più prolifico di risposte alternative fini in questo momento. L'antipolitica si alimenta di marce, slogan, giustizialismo ed immobilismo, la politica di idee,riforme, proposte e azioni. Torniamo alla politica, quella autentica. Almeno noi giovani. Torniamo ai voti perchè è con quelli che si costruisce la politica. Quella vera. Abbasso il viola.

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