venerdì 15 maggio 2009
Silvio Berlusconi, che cosa resterà?
Ci sono personaggi che nel bene o nel male sono sempre sulla bocca di tutti. E' sempre stato così nel corso della storia. C'è chi passa in silenzio, quasi inosservato nonostante eserciti un certo potere e c'è chi non riesce a fare a meno di provocare un rumore a volte quasi assordante ad ogni suo passaggio. Silvio Berlusconi rientra in pieno in quest'ultima categoria di personaggi. Si dica tutto di lui, purchè se ne parli. E a lui sta bene così. La domanda ricorrente che sorge spontanea in questi ultimi tempi è che cosa resterà di Silvio Berlusconi? O ancor meglio quale Berlusconi passerà alla storia? Che cosa ricorderemo, o forse sarebbe meglio dire ricorderanno, di lui? I processi, le gaffe nel panorama internazionale, le discutibili amicizie, l'essere donnaiolo fino a sconfinare nel cattivo gusto, l'uso del potere economico per alimentare il consenso, il conflitto di interesse, le leggi ad personam,i lifting. O lo ricorderanno per il carisma, l'industriosità, l'operosità, per essere figlio naturale di una borghesia italiana che non vuole arrendersi alla malsana mentalità cattocomunista, per essere l'imprenditore a tutto tondo, l'artefice della spettacolarizzazione della televisione, il modernizzatore del Paese, l'unico faro verso cui guardare dopo le cocenti delusioni della Prima Repubblica, come un politico che pure non essendo tale ha esercitato il potere più e meglio degli altri. Che cosa ricordare di Silvio Berlusconi? Ognuno scelga la sua verità. Di fatto resta che il Presidente del Consiglio ha cambiato i modi ed i linguaggi della politica italiana. Schietto fino a far male, spontaneo da rischiare l'incidente diplomatico, spesso esagerato nelle esternazioni,a tratti comico tendente all'imbarazzante. Si presenta in pubblico vestito sempre allo stesso modo, sempre sorridente, sempre ottimista. Si presta alla satira. Ama le folle e si getta tra le braccia della gente come nessuno aveva mai fatto prima. Annuncia la nascita di un nuovo partito dal predellino della sua auto. L'ortodossia, che piaccia o meno, non rientra nel vocabolario di Silvio Berlusconi. Ha rotto con il politichese e con la tradizione. Ha ridisegnato i canoni del politically correct a suo piacimento. Questo è innegabile. Forse lo votano anche per questo. E' un leader naturale che ha saputo crearsi un contatto con il pubblico mentre gli avversari si crogiolavano in vane elucubrazioni intellettuali. Rappresenta l'italianità anche se so che qualcuno se la prenderà a male. Nel suo personaggio confluiscono tanto Machiavelli quanto Pulcinella, tanto D'Annunzio quanto Ulisse. E' la personficazione di chi ce l'ha fatta,glissando sul come. Icona quasi unica del self made man italiano. Come lo ricorderà la Storia? La Storia la fanno i vincitori ed in questo momento Berlusconi è un vincente. Può far sorridere il paragone ma Bertolt Brecht sosteneva che la cosa più grande di Giulio Cesare erano i suoi debiti, ma nessuno lo ricorda come fallito o bancarottiere. Allo stesso modo Napoleone era incline agli scandali di corte dovuti alla sua predisposizione verso il peccato della lussuria. Ma anche questo è entrato a far parte del mito. Il passato, anche se spesso non ce ne accorgiamo, è sempre letto dalla parte dei vincitori. E il controverso Cavaliere di Arcore? E' proprio il caso di dire...Ai posteri l'ardua sentenza.
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