venerdì 8 maggio 2009

Appunto su Montanelli.

E' strano di come la storia possa cambiare e ancor meglio rivalutare le sorti di un uomo. Nella vita, come tutti, anche i Grandi hanno amici e nemici. Poi è la storia a consacrarli universalmente nel tempio della memoria, sorvolando e ripulendo qualunque screzio e qualunque macchia della vita terrena. A volte però, questo atteggiamento revisionista si rivela meschino, partigiano, tanto strumentalizzato quanto ipocrita. Tutto questo pesante revisionismo confluisce perfettamente nella figura di forse il più grande dei giornalisti d'Italia, Indro Montanelli. Di Montanelli si sa che è stato fascista e che sognava una destra ideale che in Italia non ha mai preso piede. Si è scagliato per tutta la sua vita contro la sinistra, la sua cultura e il radical-chicchismo. Le intelighenzie della sinistra hanno ,per parte loro, fatto lo stesso contro di lui. Insomma una lotta legittima e ad armi pari. Poi intorno al 1993 succede qualcosa. Indro Montanelli, direttore del Giornale, lascia il suo posto di lavoro perchè in disaccordo con l'editore Silvio Berlusconi. Si lancia in una battaglia più o meno giusta contro il Cavaliere ed i suoi modi di fare politica. Il metodo è quello da intellettuale di destra che ha visto scomparire i suoi ideali soppiantati da una politica di destra inquinata e talvolta illiberale. Nel 2001 il grande Indro se ne va. Ed è qui che entra in gioco la malsana potenza della storia. Improvvisamente la sinistra ed i radical-chic da sempre avversari ne fanno un eroe in nome dell'anti-berlusconismo. Lo chiamano Maestro, postano i video su youtube, lo compiangono come un censurato, ne fanno una vittima dell'inquisizione di Arcore. Erano gli stessi che gli davano del "fascista", del "razzista" che la solidarietà non gliela davano quando venne gambizzato dalle Brigate Rosse nel 1977. Adesso è una bandiera, di più: un mito. Idolatrato dai Di Pietristi, dai travaglini, dai grillini, dalle sinistre di ogni tipo. Baluardo,questo senza dubbio è incontestabile, della libertà di informazione. Addio fascismi, addio razzismi, addio avversioni se c'è di mezzo l'andare contro Berlusconi. Siamo tutti una grande famiglia contro il Cavaliere Nero. Scomodiamo chi non c'è più ed ha un nome prestigioso. Eccolo il festival delle ipocrisie. Di chi se fosse in vita sconfesserebbe tanto il Presidente del Consiglio quanto Beppe Grillo, tanto i giornali politicizzati quanto i modi di Travaglio e company che se ne vanno in piazza ad arringare le folle. Montanelli è opportuno ricordalo come giornalista, come uomo capace di raccontare i fatti meglio degli altri, come un professionista indipendente e determinato. Non solo esclusivamente come una comoda bandiera sotto la quale rifugiarsi al sicuro dopo averlo ignorato o combatutto per anni. Riflettiamo. La memoria non dovrebbe essere manipolabile a seconda del momento e del proprio tornaconto. A cento anni dalla sua nascita il grande Indro Montanelli preferisco ricordalo per queste sue parole: "L'unico consiglio che mi sento di dare - e che regolamente do - ai giovani è questo:combattete per quello in cui credete.Perderete, come le ho perse io, tutte lebattaglie. Ma solo una potrete vincerne.Quella che s'ingaggia ogni mattina,davanti allo specchio."

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