Ecco l'intervista da me realizzata telefonicamente a Piero Ostellino, ex Direttore ed Editorialista del Corriere della Sera.
I grandi quotidiani americani sono in crisi di vendite. Come noto quello che accade negli Stati Uniti anticipa quasi sempre ciò che poi succederà in Europa. I nostri quotidiani hanno motivo di preoccuparsi? Se si, quali cause sono sottese a tale tendenza?
C’è un forte motivo di preoccupazione. Se continua questa flessione di vendite nel giro di 5 anni si corre il rischio che i quotidiani chiudano. Le cause sono sostanzialmente due. Una prima causa la definirei strutturale. La struttura dell’informazione è evoluta. Internet, le televisioni, il digitale terrestre, soffocano i giornali ed i quotidiani in particolare. La seconda causa è interna alla stampa. I giornali sono troppo spesso intenti a parlare di politica, delle divisioni di questa, delle teorie economiche e sociali. I quotidiani si dimenticano della gente comune. Non si parla più dei fatti dei cittadini, che sono poi quelli che interessano il grande pubblico e di conseguenza fanno vendere.
I giovani leggo sempre di meno i giornali ed i quotidiani in particolare. Perché? Come salvaguardare allora la vita dei quotidiani?
I giovani è vero leggono sempre meno i giornali, ma esiste un motivo. Nessuno li educa più a leggere. La mia generazione a scuola veniva interessata alla lettura. Così ci si appassionava tanto ai classici quanto alla lettura dei giornali. La scuola di oggi sembra incapace di interessare i ragazzi alla scoperta, alla curiosità, all’informazione. Inoltre sono aumentati i veicoli di distrazione che li allontanano dalla conoscenza, basti pensare ad internet, telefonini, televisioni, discoteche. I quotidiani possono salvarsi solo raccontando fatti che interessano alla gente. Le faccio un esempio. Dopo 55 richiami della Corte dei Diritti dell’uomo, la nostra Corte Costituzionale ha finalmente emanato una sentenza sull’esproprio di una proprietà privata da parte dello Stato. Esproprio prima pagato al 30% del valore della proprietà ed ora, dopo la sentenza, pagato a prezzo di mercato dallo Stato. Questo è un fatto che non ha trovato spazio, ma riguarda i cittadini in prima persona.
Giorgio Bocca nel suo ultimo libro sostiene che i giornali siano avvelenati dalla pubblicità che è anima del commercio e che questo li porti a crisi tanto di gigantismo di notizie effimere quanto alla spettacolarizzazione del macabro, fino ad essere riduttivi sulle notizie serie. E’ d’accordo?
La pubblicità inquina e manipola soprattutto i giornali di consumo. I quotidiani sono influenzati in maniera molto minore. Il problema è che i quotidiani hanno oramai preso a raccontare fatti e fatti anche seri come fossero quelli di un reality show. Prendiamo il caso della povera Eluana Englaro, invece di addurre le ragioni etiche, politiche, giudiziarie che potevano emergere da questa vicenda si è andati dietro alle varie opinioni e divisioni politiche.
L’informazione in internet sembra diventare sempre più dominate e totalizzante, come è cambiata o cambierà l’informazione con la prepotente ascesa della rete? Aumenta veramente il pluralismo,la libertà di informazione,di opinione e di stampa?
Sicuramente internet aumenta la massa di informazioni e di notizie. La domanda che bisogna porsi credo sia un’altra. Internet aumenta la nostra conoscenza? In questo caso credo che la risposta sia negativa. La rete ci inonda di notizie ma spesso questo profluvio di informazioni nasconde e fa venire meno il riconoscimento delle dinamiche che muovono la storia, dei rapporti causa-effetto. E’ indubbio comunque che più fatti vengono raccontati, meglio è. Bisognerebbe poi, come detto, spiegare le cause dei fatti. Un altro problema di internet sono le innumerevoli inesattezze e la spazzatura culturale che la rete ogni giorno ci presenta. Serve una navigazione attenta ed oculata nel mondo dell’informazione globale che deriva imprescindibilmente dalla conoscenza.
Secondo quanto detto, dovremmo aspettarci una ridefinizione del ruolo del giornalista? Di quali nuove competenze necessiterà il giornalista di domani?
Oramai il giornalista dei quotidiani è diventato un giornalista-impiegato che timbra notizie non verificate. Le trova su internet o le apprende dalle agenzie di stampa. La cronaca fatta sul posto e sul momento è finita. E’ finito il tempo in cui il riportare fatti imponeva uno sforzo fisico e mentale. Direi che con l’avvento dei comunicati stampa e della loro lettura acritica da parte della maggioranza dei giornalisti che molte competenze proprie della professione siano venute meno. Mancano lo spirito critico e le azioni giornalistiche di un tempo. C’è anche un deficit di conoscenze specifiche. Basta osservare i corrispondenti all’estero. Non sono più informati come un tempo sulle dinamiche interne, sulla cultura del paese in cui si è inviati a fare corrispondenza. Acquisiscono conoscenze e notizie e conseguentemente si informa basando tutto il lavoro sui comunicati delle agenzie di stampa nazionali. Metodo senz’altro più veloce e meno faticoso, ma il servizio ne perde in qualità.
In Italia si parla sempre di quotidiani controllati da veri e propri centri di potere. C’è chi arriva a parlare di scomparsa dei fatti per ordine degli editori. Quanto c’è di vero in queste costatazioni? E’ realmente così malato il sistema italiano dell’informazione?
Credo che siano affermazioni iperboliche. Non credo nè ho mai saputo o visto in tutta la mia carriera un editore che ogni giorno telefonasse per dire cosa scrivere e cosa non scrivere, quale notizia dare e quale no. Ritengo che sia solo una giustificazione per le cortigianerie dei singoli giornalisti, che in Italia si nascondono sempre dietro espressioni come “poteri forti” e “centri di potere”, ricercano congiure di palazzo che non esistono.
Spesso si accusa il Presidente del Consiglio di esercitare pressioni sui giornali e le televisioni posseduti dalla sua famiglia e dai gruppi da lui fondati. Qual è la sua impressione?
Per come sono impostati alcuni di questi mezzi di informazione un minimo sospetto ci può essere. Tuttavia non credo proprio che Berlusconi possa ogni giorno influire personalmente sui suoi media. Semmai sono altri a farlo. Non mi sembra nemmeno che questi avallino in maniera così acritica la sua linea politica o almeno non tutti. Anche perché Berlusconi non ci guadagnerebbe nulla politicamente. Gli giova senza dubbio di più che i suoi giornali mantengano una linea critica anche se ovviamente sarebbe difficile immaginarli allineati a sinistra. Tuttavia un atteggiamento liberale dei giornali di Berlusconi sarebbe auspicabile per la sua immagine pubblica.
Un ultima domanda: oggi è ancora possibile parlare di un’ etica del giornalista?
Un minimo di deontologia è necessario e deve essere preservato. Oggi come ieri. Basta che il giornalista riporti la notizia vera e il fatto così come è accaduto. Bisogna evitare sistemi teleologici nei quali la notizia abbia secondi fini, ovviamente poco ortodossi.
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Molto interessanti le domande devo dire. Mi ha interessato soprattutto la critica rivolta alla lontananza dei giornali dalla vita dei cittadini e l'omissione di alcune notizie.
RispondiEliminaCerto, però, di fronte ad alcuni casi, come quello di Carlo Vulpio che tu sai sicuramente chi è, è difficile affermare che gli editori in modo indiretto o meno impongano cosa scrivere o meno riguardo alcuni argomenti.