Il primo dovere di un buon storico è l’onestà. E’ raccontare fatti, cause e conseguenze. In Italia i fatti vengono spesso mascherati. Ecco un esempio. E’ il 23 agosto 1939, siamo a Mosca. Il ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica Vjaceslav Molotov ed il Ministro degli Esteri tedesco Joachim Von Ribbentrop firmano un patto di non aggressione tra i rispettivi Paesi. L'accordo definiva, tra l'altro, le sfere di influenza del Terzo Reich e dell'Unione Sovietica per le zone vicine ai confini dei due stati. La conseguenza più clamorosa del trattato fu,con tutta probabilità, la divisione del territorio polacco tra russi e tedeschi, operazione considerata come uno dei fattori causali determinanti dell'inizio della Seconda guerra mondiale. Nei libri di storia delle superiori ve lo avranno presentato come un capolavoro diplomatico. Una furbata dell’astutissimo, genialissimo Stalin, il quale era così geniale ed astuto da capire che era necessario prendere tempo per rinviare l’inevitabile attacco tedesco e che il nostro saggio e previdente dittatore comunista accettò di sottoscrivere quegli accordi poiché questi riuscirono a tamponare una situazione di pericolo, cosa che gli permise di avvantaggiarsi di poco più di un anno di pace. Anno nel quale Stalin rese fortissima ed invincibile l’armata sovietica e che permise di elaborare quella tattica elastica, fatta di attacchi ad ondate ed imboscate, che distrussero l’esercito tedesco. Falso. Niente di tutto ciò. Il motivo del patto, sgradevole e blasfemo, è semplice: Stalin e tutti i comunisti del mondo appoggiarono Hitler. Senza che fosse permesso manifestare alcuno sdegno per l’alleato nazionalsocialista. Questo permise all’Unione Sovietica di mettere le grinfie su Estonia, Lettonia, Lituania e mezza Polonia e di sottomettere benché sconfitta la Finlandia che diventò una sua appendice. La questione si lega con il filo morale della Resistenza. Infatti quando il ministro ebreo degli Esteri Litvinov venne licenziato perché ebreo e sostituito da Molotov affinchè non imbarazzasse i camerati tedeschi, la vergognosa alleanza si avviava ad essere completata. Fu il momento in cui la linea di confine tra comunisti e fascisti(o nazisti se preferite)divenne flebile e debolissima. Soprattutto, ma questo molto probabilmente nessuno ve lo ha mai raccontato, tra i comunisti francesi che applaudivano alla svastica che garriva a Parigi. Perché vi domanderete. Perché per i comunisti era la distruzione di ciò che avevano sempre odiato e combattuto. La distruzione della borghesia, del capitalismo, del liberalismo. La
verità è che Stalin si innamorò di Hitler. Lo considerava il suo modello a partire dalla Notte dei lunghi coltelli in cui il Fuhrer aveva fatto fuori tutta l’opposizione interna. Stalin non volle credere a nessuno di quelli che lo mettevano in guardia contro il tedesco, li fece imprigionare tutti o fucilare. Era proibito dire che l’alleanza col Terzo Reich fosse un grave errore. Non solo.Altro particolare inquietante e sconosciuto è che la parte della
Polonia occupata dai comunisti faceva gentile dono di tutti gli ebrei tedeschi e i rifugiati politici che credevano di potersi salvare nella patria del socialismo. Si racconta che Stalin ebbe un collasso fisico quando seppe dell’attacco tedesco, crollò su una poltrona incapace di convincersi del tradimento di Hitler.Doveva essere un errore, una provocazione, un fraintendimento.Almeno secondo Stalin. Intanto i tedeschi avanzavano e il territorio russo era sprovvisto di qualsiasi difesa, con un esercito incapace di combattere anche perché le purghe del 1937 avevano condannato a morte quasi per intero il corpo degli ufficiali superiori. Quel che accadde dopo, lo sappiamo tutti. Fu il popolo russo e non il Partito Comunista a resistere e costringere alla ritirata l’esercito tedesco. I russi pagarono un prezzo elevatissimo per l’incompetenza di Stalin, il quale aveva amato Hitler, ma l’amore non era ricambiato. La figlia di Winston Churchill raccontò che il padre fu sul punto di picchiare Stalin alla conferenza di Teheran,dopo che questo disse di Hitler: “Comunque è un genio.” La coscienza di tutti i comunisti era indelebilmente macchiata. Si decise però di mettere tutto a tacere. Di occultare lo scempio.Quella vergogna doveva essere cancellata con il bianchetto,tolta dai libri di storia italiani e fatta sparire per sempre. E’diventato lecito citare il Patto Ribbentrop-Molotov esclusivamente come un’alleanza eccezionale, un grande colpo diplomatico.In aggiunta, nel nostro Paese hanno fatto credere che il revisionismo sia negazionismo. Ne sa qualcosa lo scrittore Giampaolo Pansa, autore de “Il sangue dei vinti”. Nulla di tutto ciò. Il revisionismo è semplicemente il lavoro dello storico onesto. Non è una questione di politica, ma di essere amici della verità e del fatto che la verità deve essere accessibile,pubblica e pubblicata.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)


Nessun commento:
Posta un commento